29/11/2007
Avrei dovuto accorgermi che non poteva essere altrimenti.
L’avrei dovuto capire dal colore della notte che tingeva in blu anche tetti e rossi pensieri chiusi in alloggi stagni, stagnanti della nuova solitudine massmediologica del 2000.
Avrei dovuto riconoscere l’odore del mio vecchio Be-Bop che bussava indebolito da troppe, insistenti, caciarone, inopportune rotture di balle che mi modificano, infingarde, le orecchie e gli occhi e il naso.
Ho visto vecchi amici e qualche nuovo appassionato, sconosciuti sorridenti e persone sinceramente trasportate dallo sghembo viaggio che certa musica ti sussurra, anche quando grida distorta, come quando soffia calda.
Perché il Jazz… o meglio… la musica è anche colpire, straniare, prenderti con due note carezzevoli, farti salire su un treno con grandi finestrini, e poi portarti dove la tua mente voleva andare da sempre, solo che ti mancava la musica, o ti eri dimenticato le parole, e ora ce l’hai.
Chissenefrega! Se non somiglia alla melodia radiofonica, ai riverberi e la cassa in quattro delle disco-mortali, alle chitarre tutte uguali e tutte fighissime, alla voce dell’utimo modello di KalvinClain che si sgola per una gnocca nuova.
Per una volta chissenefrega! Sembravano dire i volti di quei ragazzi che ascoltavano il loro stesso viaggio, come davanti all’ultimo capolavoro cinematografico del più grande regista del mondo!
E come loro chissà quanti altri potrebbero, vorrebbero, desidererebbero… non immaginerebbero nemmeno di cosa è capace la loro mente, la loro fantasia con una colonna sonora, un pugno di parole e un po’ di coraggio e sana incoscienza!
Ecco!
Musica, viaggio, incoscienza e passione,
novità e regole da rispettare come da stravolgere.
Se è così allora è Jazz!
È come scattare una foto a ciò che hai davanti, memorizzarla in un attimo e poi, invece di accontentarti, ripeterti in milioni di inutili scatti tutti uguali, cambiandogli mille volte nome e cognome, muoverla, distorcerla, farla danzare, agitarla tra i tuoi pensieri, in balia delle sensazioni più intime e inconfessabili, che per una volta metyono la testa fuori senza far dolore, e alla fine fermarla di nuovo.
Scoprirla semplicemente un po’ più storta, sghemba, fuori centro…
È soltanto scivolata verso di te… ora è la tua vista, sono i tuoi occhi e le tue orecchie, ora è il tuo Jazz.
E alla fine l’ho visto il mio Be-Bop, ho visto l’energia che in altre stanze ti convinci non esista più, ho gustato vino e sorrisi, pensieri e solitudine, note e nuove idee, tempo passato e futuro.
Fuori pioveva freddo di Novembre che salutava e neve sui monti vicini.
Umido sfumare delle strade dopo il passaggio delle auto, dopo il lesto attraversare incappucciato e abbracciato dei passanti.
Scura coperta attutisce gli spigoli e gli effetti delle tre di notte sul mattino seguente.
E ne sono sicuro, tutti avrebbero voluto suonare ancora una nota, possedere una tromba sordinata per dedicare tutto questo a Miles, a Fats, Dizzy, Woody, Kenny, Clifford e Donald…
Tutti avrebbero voluto imbracciare un Sax per Dex, Prez, John “A Man Supreme”, Bird…
E un piano per Bud, Bill, Keith…
E una Chitarra per Wes, Charlie e Django…
E una Batteria per Jo, Max, Kenny e Billy…
E un Basso per Charles, Paul, Jaco…
E avere la voce per Billie
E avere ancora un’altra notte così.
Ad Avezzano, in provincia de L’Aquila!
Mica a New York o a Londra.
Ciao a tutti e alla prossima
Nighty