Quando eravamo re
Figli di nessuno… Nessuno ha figli
Gabriele, la musica e lo sport
“L’auto parte impaurita e frettolosa.
L’eco della prima esplosione è benzina nei pistoni.
Il secondo colpo radente, deficiente, rabbioso, frettoloso, impacciato, ignorante, pericoloso… mortale chiude una storia nata 26 anni fa per ben altri sogni e scopi vitali”.
Poi si dovrebbe arrestare il colpevole, assicurarlo alla giustizia e spiegare i perché, confortare familiari e amici e farli sentire dentro uno stato democratico e sereno, colpire gli ipocriti e talmente ignoranti da non sapere neanche cosa significhi che urlano slogan per zittire la vacuità dei loro cervelli, che sfasciano giochi e quartieri perché non sanno che cazzo fare della loro vita e danno la colpa a qualunque colpo di tosse interrompa il silenzio pericoloso della loro immensa stupidità.
Ci sono amici silenziosi e addolorati che si chiamano, si radunano, sperano e piangono e che, ne sono certo, troveranno ispirazione propositiva per proseguire la loro vita anche nel ricordo di Gabriele, per crescere e confrontarsi con genitori, autorità, lavoro, società, cultura, arte, sport, amore… vita, appunto!
Ci sono giornalisti, politici, lobby e forze dell’ordine oramai talmente deviate, con le priorità delle loro “missioni” così distorte che davanti ad un qualunque 2+2 rispondono con mesi e mesi di deviazioni, lunghe elucubrazioni sul caso che il risultato possa essere di sinistra o di destra, sul fatto che la verità meglio che venga addomesticata per la “nostra” sicurezza, che non parlano mai, non ascoltano mai, che non sanno fare il loro mestiere e si nascondono dietro i fatti, li rendono irrisolvibili, li sfruttano, e poi ne muoiono come di un tumore autoinflitto.
(2+2 fa quattro! Cazzo)
Ci sono degli stronzi, dei deficienti, dei minorati mentali che non hanno mai aperto un libro, neanche a scuola, che non hanno mai avuto il coraggio di partecipare alla loro vita, che non hanno mai avuto idea di cosa si potesse fare delle migliaia di 24 ore passate su questo globo terracqueo, che non hanno mai espresso una loro idea, una loro lamentela o proposta che non fosse urlata prima da un capobranco ignorante colluso o ipocrita che li sgravasse anche di questo estremo peso.
Stronzi e deficienti che diventano delinquenti per una canna in più, per una trombata vuota e disperata in più, per un cellulare in più, per un posto di lavoro che non hanno, che non meritano, che spero non avranno mai; per svuotare il loro inutile non vivere contro vetrate degli stadi, auto parcheggiate, stazioni di polizia, telecamere e persone.
E i genitori dove erano quei 20-30 anni prima? Quando hanno iniziato a lavarsene le mani?
E soprattutto quei genitori brizzolati che erano proprio lì in mezzo a sputare e calciare insieme agli stronzi…?
C’è l’Italia… che non ha mai avuto il coraggio di prendere una posizione, di difenderla e verificarla… non ha mai avuto il coraggio di cambiare idea, non avendone mai avute, e poi ricominciare coraggiosamente a difenderla e verificarla… e così via.
C’è l’Italia che non ha mai avuto spina dorsale, che il popolo ha sempre avuto bisogno di essere adottato, che non si è mai accorto di essere una moltitudine di individui singoli e pensanti.
C’è l’Italia svenduta ad elezioni truccate sin dalla sua nascita… svenduta a pochi finti industriali ed imprenditori, ridicolizzati all’estero eppure osannati e protetti da lobby e ignoranza qui …in Italia.
C’è l’Italia della politica che fa piangere più dei giornalisti impauriti e vergognosi, più dei comici italiani… è comico tutto ciò che è dolore e verità diceva un autore teatrale americano, e noi in Italia non sopportiamo né dolore né verità.
C’è l’Italia morta dentro, dove l’arte, la musica, lo sport, il pensiero, la poesia, il teatro divennero dannosi e pericolosi durante il primo simil-boom industriale, devianti e ed inutili alla crescita del lavoro e della società, l’Italia che smise di leggere, scrivere, pensare, creare e confrontarsi col mondo senza mai comprendere che al di là di chi ne faceva una professione, quelle arti erano un fondamentale mattone per le fondamenta anche industriali, politiche e sociali di una nazione, che si potevano e si dovevano praticare insieme agli studi e al lavoro, non al loro posto.
C’è l’Italia di chi non riesce a fare nemmeno una cosa per volta, di chi non sa cosa fare, di chi non sa parlare, di chi non sa cosa dire…
C’è l’Italia che cerca costantemente qualcuno che se la prenda sulle spalle, fosse anche un Berlusconi o un Prodi, che non la faccia più pensare… e se non ci riescono allora scende in piazza ad urlare, semplicemente in attesa del prossimo ladro che l’illuderà di sgravarla del peso della vita.
Tutto questo, nel piccolo delle nostre dimenticate vite, ha come risultati omicidi incomprensibili e mai risolti, stadi che diventano guerriglia urbana, italiani che gridano a morte altri italiani, razzismo di massa, senso di inferiorità dei nostri figli, incapacità al gioco, emulazione di chi sembra che ce l’ha fatta con salti generazionali, sesso facile, droga, follia generalizzata come estrema richiesta di aiuto e di ricerca della ludicità, della poesia, dell’arte perdute.
C’è la cultura dell’anti stato, dell’anti politica dell’anti… perché non abbiamo più idea del significato delle parole, delle nostre potenzialità… non abbiamo più fiducia in noi stessi e scarichiamo la frustrazione sul primo che passa.
Accettiamo la censura in silenzio, osanniamo
Allora non ci resta che ricordare che ieri semplicemente e drammaticamente un ragazzo ha perso inutilmente la vita… se nel frattempo usiamo la storia per farci inquadrare dalle telecamere davanti la questura, per aumentare gli ingaggi della nostra testata giornalistica, per inseguire l’audience, per insabbiare i fatti a causa dello sterile e meccanico spalleggiare colleghi o lobbisti, per riempire di vuoto il pieno della vita.
Oppure riportare alla mente e al cuore che ieri è morto un ragazzo gridando nel silenzio della sua stanchezza che stiamo perdendo tempo, che stiamo buttando via l’onore e la gioia, che si può studiare, ascoltare e fare la musica, seguire lo sport, scrivere, pensare e amare contemporaneamente al lavoro e alla vita e che non possiamo accettare che il frastuono di tutti coloro che non ci credono soffochi questa estrema verità.
Grazie Gabbrie’
Nighty
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